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L’Alto Molise I TRATTURI

L’Alto Molise fin dall’antichità è stato interessato da feconde relazioni con le popolazioni limitrofe per via dell’attività’connesse alla pastorizia ed alla transumanza.
Così le antiche vie di comunicazione, i tratturi, i tratturelli e le stradine di collegamento locale, i siti archeologici ed i più antichi centri abitati costituiscono nell’insieme una complessa quanto omogenea struttura territoriale organizzata intorno ai centri maggiori e innervano tutto il territorio.
La discesa in pianura, e in parte avviene, seguendo le direttrici che dall’Abruzzo attraverso il Basso Molise conducono in Puglia, fino alla Capitanata.
I tratturi e i tratturelli sono visibili come fasce verdi, riconoscibili anche dalle essenze che vi crescono e che sono simili sull’intero percorso (per il trasporto di sementi da parte della mandria),alcuni rari termini collocati a seguito della reintegra frattura dalla presenza delle chiese, croci e muri a secco
che spesso ne delimitano i circa 111 m di larghezza media.

IL SISTEMA TRATTURALE IN MOLISE:

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Rionero - Isernia - Boiano – Sepino (parte del tratturo Pescasseroli – Candela – km 211)
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Rionero –Sannitico, frazione Montalto – Gambatesa (parte del tratturo Castel di Sangro – Lucera – Km 127)
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San Pietro Avellana - San Giuliano di Puglia (parte del tratturo Celano – Foggia – km 207 )
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Castel del Giudice – San Giuliano di Puglia (parte del tratturo Ateleta – Biferno –Sant’Andrea - Km 100 circa )
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Montenero di Bisaccia – San Martino in Pensilis (parte del tratturo Centurelle – Montesecco – Km 120)
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Montenero di Bisaccia - San Martino in Pensilis (parte del tratturo L’Aquila – Foggia – km 244 circa).
   
  Tratturelli minori (tratturelli – bracci)
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Ururi –Serracapriola (tratturello)
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Castel del Giudice - Sprondasino - Pescolanciano (tratturello)
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Centocelle - Cortile - Matese (braccio).
 
 

IL TARTUFO - UNA RICCHEZZA CHE VIENE DAL SOTTOBOSCO

L’Alto Molise non è solo terra di bellissime ed estese foreste, ma territorio ricco di pregiati prodotti del sottobosco, funghi e tartufi in particolare.

Oltre alla preparazione di ottime ricette culinarie, preparate in special modo nei numerosi agriturismi della zona, essi vengono raccolti, opportunamente lavorati in prodotti alimentari e commercializzati.

Il tartufo, presente in gran quantità nella specie Tartufo Nero (Tuber Aestivum Vitt.) o scorzone e sporadica in quella del Tartufo Bianco (Tuber Magnatum Pico), rappresenta una delle principali ricchezze di San Pietro Avellana, entrata a far parte dell’Associazione nazionale “Città del Tartufo”.

San Pietro Avellana organizza da oltre un decennio, la seconda domenica di agosto di ogni anno, la Sagra del Tartufo Nero, che richiama turisti e buongustai anche dalle regione limitrofe, per i primi di novembre invece la Mostra Mercato del Tartufo Bianco pregiato.

 
 
 
 
 
   
 

LA ’NDOCCIATA

La ‘Ndocciata ( la ‘ndoccia è una torcia di abete bianco e ginestre alta fino a 4 metri) è un altro dei tratti distintivi della tradizione agnonese di forte carica simbolica, che si manifesta in una lunghissima lingua di fuoco” fatta di fiaccole e torce artigianali recate a spalla da portatori, che si snoda lungo le vie del paese attirando annualmente migliaia di visitatori.

La magia della ‘Ndocciata si ripete la notte del 24 dicembre: al suono del rintocco del campanone della Chiesa di S. Antonio Abate. I portatori delle contrade agnonese (Capammonde e Capaballe, contrade Sente, Guasta, San Quirico, Sant’Onofrio, Montagna) perpetuano così l’antico rituale del fuoco, che in tutte le civiltà pagane indoeuropee segna la vittoria della luce sulle tenebre. Il fervore religioso ma anche le indiscusse capacità promozionali ed organizzative della Città hanno portato Agnone ad un’ennesima ribalta mondiale in occasione dei festeggiamenti per il cinquantennale del sacerdozio di Papa Giovanni Paolo II, già eccellente ospite cittadino il 19 marzo 1995, festa di San Giuseppe Artigiano.

L’8 dicembre del 1996 infatti un immenso fuoco di fiaccole, sorrette da oltre 1000 portatori, incendiò anche i cuori romani di Piazza San Pietro per un incredibile “Falò della Fratellanza”. Quello che istantaneamente si accese via etere nei cuori di milioni di persone. Di recente un Museo permanente delle ‘Ndocce è stato aperto in un locale di Via Caracciolo, che si raggiunge partendo da Piazza Plebiscito.

 
 
 
   
 

SAPORI DELLA CIVILTA’ PASTORALE: LA PEZZATA

Folle oceaniche raggiungono anche da fuori regione il verde di Prato Gentile la prima settimana di agosto e da quasi un quarantennio in occasione della Sagra della Pezzata, autentica pietanza tipica della civiltà della transumanza. La specialità, che meglio connota la gastronomia altomolisana, veniva preparata dai pastori in alta montagna, costituendone uno degli alimenti principali. La ricetta è di semplice esecuzione ma richiede una lunga cottura a fuoco lento, magari in un paiolo messo a bollire su un fuoco all’aria aperta. Pezzi più o meno grossi di carne di pecora, acqua ed aromi gli ingredienti di questo piatto, che si gusta in umido accompagnata da fette di pane casereccio.

 

 
   
 

UN ANGOLO DI FAR WEST IN ALTO MOLISE

Legato alla presenza del Pianoro di Staffoli, a quota 1000 metri nei pressi della Casa Cantoniera Tre Termini in territorio di Agnone, è una singolare manifestazione, organizzata dalla Compagnia Terre Alte, che ha portato nel verde dell’Alto Molise cavalli e cow-boys del mitico West americano.
La Corsalonga, che oggi si impone quale maggior raduno equestre dell’Italia centro meridionale, consiste infatti in una serie di manifestazioni di sport, spettacolo, cultura, che hanno ad oggetto il cavallo ed un ambiente selvaggio con acque fresche, spazi verdi, boschi ed aria pulita. Staffoli, che in Molise è sinonimo di agriturismo ed equitazione, viene così invasa da migliaia di turisti, che asssistono a gare di fondo, monta western, di gimkana ed abilità, oltre a rassegne equine e manifestazioni folcloristiche e musicali. Con possibilità di campeggio in loco o di usufruire delle strutture ricettive dell’Azienda Agrituristica Selvaggi, la manifestazione, che si articola in più giorni, si tiene solitamente nella seconda metà di agosto.

 
 
   
 

SANTUARIO E TEATRO ITALICO - PIETRABBONDANTE

Il teatro – tempio di Pietrabbondante – mirabile esempio di teatro d’altura in cui solitamente in estate vengono allestite anche rappresentazioni teatrali – rappresenta la più grandiosa testimonianza della civiltà sannitica che in Pietrabbondante è attestata sin dal V sec. a.C. dalla necropoli della Troccola su Monte Saraceno, cui cima è circondata da una fortificazione a muri poligonali del IV sec. a.C. per esser ritoccato nel III sec. a.C. dopo essere stato distrutto nel 217 a.C. da Annibale (secondo quanto sostenuto da alcuni storici), il complesso monumentale si pone senz’altro quale primo esempio di tempio coperto che andò a sostituire i boschi o le zone cintate all’aperto come luogo di culto per i Sanniti.

L sforzo maggiore fu tuttavia profuso nella costruzione del complesso sito a circa 55 metri a sud del tempio A, dove venne realizzato dapprima il teatro (fine II sec. a.C.) ed in seguito il tempio grande, cosiddetto tempio B (I sec. a.C.). L’intero complesso architettonico ricalcò le tipologie ellenistiche in uso nei teatri della vicina Campania.

La prima fase di scavi iniziò a partire dal 1840, con i Borboni, e si protrasse fino 1913: in questa fase furono scoperti il tempio A e il teatro. In questi stessi anni gli scavi furono visitati e studiati da importanti studiosi della classicità quali Mommmsen, il Friedlander ed il Maiuri. A partire dal 1959 gli stessi furono ripresi dall’allora Ispettore presso le antichità dell’Abruzzo e Molise Adriano La Regina, sotto la cui direzione venne riportato alla luce il tempio B e si provvide alla sistemazione dell’intera area. Nel 2001 la soprintendenza di Roma dello stesso Adriano La Regina – tra i più importanti sannitologi contemporanei - con la supervisione della Soprintendenza del Molise ha riaperto i cantieri nel sito di località Calcatelo per procedere alla ricostruzione dell’assetto originario del teatro grazie a recupero, numerazione e ricollocazione dei circa 400 blocchi di pietra grigia locale sparsi nell’intera area.

 
 
 
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